Fine di un’epoca d’oro

rendimenti

 

Considerate le ondate di turbolenza che hanno spazzato i mercati finanziari in anni recenti, includendo anche la bolla delle dot.com nel 2000 e la crisi finanziaria del 2008, potrebbe sembrare strano descrivere gli ultimi tre decenni come un’epoca d’oro per gli investimenti, ma la realtà è esattamente questa.

Come messo in luce da una ricerca elaborata dal McKinsey Global Institute, nel periodo compreso tra il 1985 e il 2014, i rendimenti totali annui generati da azioni e obbligazioni, sia negli Stati Uniti che in Europa, sono stati significativamente superiori alla media storicaL’azionario Usa e l’azionario europeo hanno generato nell’arco del trentennio ritorni reali complessivi annui del 7,9%, nonostante i frequenti momenti di turbolenza. Negli Stati Uniti questi rendimenti sono superiori di 140 punti base rispetto alla media secolare, e di 220 punti base rispetto alla media degli ultimi 50 anni. Per l’equity del Vecchio continente i ritorni sono stati superiori di 300 punti base rispetto agli ultimi 100 anni e di 200 punti base rispetto agli ultimi 50 anni.

Anche il mercato obbligazionario nel periodo analizzato ha dato grandi soddisfazioni: la media dei rendimenti dei bond governativi statunitensi è stata del 5% (330 punti base superiori alla media secolare e 250 oltre la media degli ultimi 50 anni), mentre le obbligazioni governative europee hanno generato ritorni del 5,9%, addirittura il triplo rispetto alla media secolare e 150 punti base oltre la media degli ultimi 50 anni.

Ritorni così eccezionali sono stati il frutto di una straordinaria confluenza di fondamentali economici e commerciali particolarmente favorevoli. Innanzitutto, inflazione e tassi di interesse hanno registrato una discesa molto importante dai picchi degli anni Settanta e Ottanta. Abbiamo vissuto un’epoca di crescita economica globale molto robusta, alimentata da un positivo andamento demografico, produttività in aumento e rapida crescita in paesi come la Cina. La crescita dei profitti delle aziende è stata ancora più forte, grazie all’apertura di nuovi mercati, alla diminuzione della tassazione per le società, lo sviluppo dell’automazione e l’ottimizzazione delle filiere produttive che hanno contribuito ad abbattere i costi. Basti pensare che nel trentennio dal 1985 al 2014 le aziende quotate nord-americane da sole hanno incrementato i margini di profitto al netto delle tasse del 65%.

Ma questa epoca d’oro sta finendo. Le forze che hanno portato ad ottenere rendimenti eccezionali sugli investimenti negli ultimi 30 anni si stanno indebolendo, e in alcuni casi stanno invertendo la rotta. La discesa di tassi di interesse e inflazione sta raggiungendo il limite, mentre la crescita del Pil a livello globale nei prossimi anni sarà più lenta, in conseguenza del progressivo invecchiamento della popolazione nel mondo sviluppato e in Cina, e anche le previsioni sui profitti societari iniziano ad essere più fosche. Infatti, se da una parte ci sono sicuramente aziende che trarranno beneficio della digitalizzazione e dal dirompente sviluppo tecnologico, bisogna tenere presente che i grandi gruppi, nord-americani ed europei, che negli ultimi trent’anni si sono presi la fetta più grande dei profitti a livello globale, oggi devono affrontare nuove pressioni competitive, provenienti da aziende dei mercati emergenti, da giganti della tecnologia, o da aziende più piccole ma tecnologicamente avanzate. Queste forze nel tempo inevitabilmente limiteranno i margini delle aziende tradizionali.

Di conseguenza, è probabile che nei prossimi anni i rendimenti degli investimenti in azioni e in bond, negli Stati Uniti come in Europa, saranno considerevolmente più bassi rispetto al recente passato. Questo comporta un impatto molto forte su tutte le tipologie di investitori, sia individuali che istituzionali, dai fondi pensione agli asset manager, e in generale anche sui governi, che in futuro potrebbero dover predisporre misure per gestire una generazione di pensionati con minori entrate.

E’ certamente possibile che si presentino in futuro nuove circostanze eccezionali che ridaranno slancio ai ritorni degli investimenti, quali una produttività robusta accompagnata da bassa inflazione, o una forte redditività dei mercati emergenti. E’ però importante, per tutte le tipologie di investitori, iniziare a gestire, magari abbassandole, le proprie aspettative e quelle di chi sarà direttamente interessato dalle loro decisioni di investimento.


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