Dazi e Brexit, è presto per festeggiare

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Venerdì scorso gli Stati Uniti e la Cina hanno raggiunto la prima fase di un accordo commerciale, che il Presidente degli Stati Uniti Trump e il suo omologo cinese Xin Jingping potrebbero ratificare il mese prossimo.

Come parte dell’accordo, la Cina aumenterebbe significativamente gli acquisti di materie prime agricole statunitensi, acconsentirebbe ad alcune misure di proprietà intellettuale nonché a concessioni relative ai servizi finanziari e alla valuta. In cambio, gli Stati Uniti ritarderanno l’aumento delle tariffe altrimenti dovuto la prossima settimana, mentre per il momento i nuovi dazi previsti per dicembre non sono stati annullati.

Cosa significa per gli investitori?
Secondo Raymond Ma, gestore di Fidelity, le notizie riguardanti i passi in avanti sia da parte degli Stati Uniti che della Cina sono positive, e la cosiddetta ‘Fase Uno’ rappresenta un significativo cambiamento di rotta dopo mesi di guerra commerciale tra le due parti. Tuttavia, l’esperto ritiene che il tema dei rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti continuerà ancora a popolare l’agenda politica internazionale, e fino a che non ci sarà un accordo completo tra le due parti l’azionario cinese rimarrà esposto a fasi di volatilità. Per sostenere la crescita economica, il governo cinese ha introdotto una serie di misure di stimolo quali progetti infrastrutturali, tagli fiscali e riforme sul lato dell’offerta, e potrebbe altresì introdurre misure a più rapida attuazione (ad es. tasse automobilistiche, sussidi per gli elettrodomestici) con particolare riferimento ad alcuni settori industriali selezionati.

Si fa strada la possibilità di una “hard Brexit”
Nello scacchiere internazionale, un elemento importante che attirerà senz’altro una certa attenzione è che la nuova proposta offre effettivamente una Brexit soft per l’Irlanda del Nord, ma un’uscita difficile per il resto del Regno Unito. L’analisi del think-tank “UK in a Changing Europe” pubblicata nel fine settimana suggerisce che l’attuale versione proposta dell’accordo costerebbe al Regno Unito il 6-7% della crescita del PIL nel prossimo decennio. Se da una parte si tratterebbe di un risultato migliore di quello che potrebbe causare una Brexit senza accordo, dall’altra rappresenterebbe un esito peggiore dell’ultimo piano di Theresa May. L’analisi del governo sulle conseguenze della Brexit, pubblicata lo scorso novembre, è giunta a conclusioni simili. Un certo numero di organismi del commercio ha scritto al governo durante il fine settimana per avvertire dell’impatto negativo che il genere di divergenza normativa dall’UE proposta da Boris Johnson avrebbe sui loro settori.

Tenere a bada gli entusiasmi
Secondo il team di Janus Henderson, l’esuberante risposta dei mercati finanziari agli sviluppi della scorsa settimana rifletta ragionevolmente la diminuzione della probabilità di un Brexit senza accordo. Tuttavia, Janus Henderson non è per nulla convinta che il percorso che sta emergendo per l’uscita dall’UE porterà ad un ambiente politico più stabile nel Regno Unito o a risultati economici costruttivi. Gli asset britannici quasi certamente subiranno un nuovo rialzo se Boris Johnson riuscirà ad ottenere l’approvazione dell’operazione questa settimana, ma, anche in questo improbabile scenario, i festeggiamenti devono essere mitigati dalla constatazione che si tratta di una strada verso una Brexit abbastanza dura. Se l’accordo non passa, e la scadenza della Brexit viene prorogata, allora le prospettive rimangono molto difficili da definire. Gran parte del parlamento vuole un accordo vicino a questo, e un’altra parte si sta battendo per un secondo referendum, ma non ci sono evidenze di una maggioranza per nessuna delle due.


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