Cultura finanziaria, questa sconosciuta

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Gli italiani sono noti per essere un popolo di risparmiatori, e il tasso di risparmio nel nostro Paese è sempre stato in proporzione molto elevato, soprattutto se confrontato con quello di altri paesi sviluppati, in primis gli Stati Uniti. Questo primato però, e può sembrare un paradosso, è accompagnato purtroppo da un record negativo quando si parla di alfabetizzazione e cultura finanziaria. Insomma, siamo delle formichine ma con il berretto da asino.

La conferma che in questo ambito l’Italia si distingue per arretratezza viene dalle indagini condotte da diversi istituti, che hanno analizzato il livello di educazione finanziaria in Italia, anche comparandolo con quelli degli altri Paesi. Tra queste si può ricordare il report del 2014 “Global FinLit Survey” promosso da Standard & Poor’s, dal quale emerge un quadro tutt’altro che rassicurante. Secondo l’indagine infatti l’Italia è, insieme al Portogallo, tra i Paesi con il più basso livello di alfabetizzazione finanziaria nell’Unione Europea. Peggio di noi fanno solo Bulgaria, Cipro e Romania. Contro una media europea di adulti con una buona conoscenza finanziaria che si attesta al 52%, nel nostro Paese non si va oltre il 37%.

La questione dell’alfabetizzazione finanziaria ha acquistato in anni recenti grande rilievo, e diverse organizzazioni internazionali, a partire dall’OCSE, si sono impegnate sul fronte dell’educazione finanziaria con diverse iniziative. Questo perché la conoscenza economico-finanziaria di base, la cosiddetta financial literacy, è considerata uno strumento essenziale per migliorare il benessere materiale degli individui, grazie al suo ruolo nell’indirizzare le scelte in tema di gestione della ricchezza e nel contribuire a ridurre il rischio di incorrere in errori o subire vere e proprie frodi.

E’ in questo quadro che l’edizione 2017 dell’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani curata dal Centro Einaudi in collaborazione con Intesa SanPaolo ha scelto di dedicare un approfondimento sul tema dell’educazione finanziaria, con l’obiettivo di analizzarne il livello di conoscenza tra gli italiani e di comprendere come lʼalfabetizzazione finanziaria contribuisca a scelte più consapevoli e lungimiranti.

Per valutare la diffusione delle conoscenze economico-finanziarie degli italiani, al campione intervistato sono state posti i tre quesiti-base della financial literacy, sulla comprensione dei tassi di interesse, dell’inflazione e della diversificazione del rischio. Ebbene, solo il 22% del campione ha risposto correttamente a tutte e tre le domande, un risultato non certo confortante. La domanda sulla conoscenza del tasso di interesse è quella con la percentuale più alta di risposte corrette (il 65%), mentre alle domande su inflazione e diversificazione, hanno risposto correttamente il 51% alla prima e il 50% alla seconda.

Dall’indagine emergono differenze marcate di genere. La percentuale di non risposte tra le donne è decisamente più elevata, rivelando minore dimestichezza con temi finanziari. In particolare colpisce l’elevato tasso di non risposta alla domanda sulla diversificazione del rischio, che tra le donne raggiunge addirittura il 41% mentre tra gli uomini si attesta al 27%.
Il profilo per età si presenta a forma di «U invertita»: la financial literacy è maggiore nell’età adulta (35-55 anni) e minore nella giovinezza (18-24) e nell’età anziana (oltre i 65 anni). Tuttavia, i giovani si distinguono per un più alto numero di risposte corrette alla domanda sulla differenziazione del rischio riguardante gli investimenti in Borsa, rivelando una maggior conoscenza dei mercati finanziari. Lʼalfabetizzazione finanziaria risulta poi legata al livello di istruzione, anche se, ovviamente, questo non si può considerare un indicatore perfetto. Chi ha un livello di istruzione più elevato tende a rispondere meglio a tutte le domande. Infine, e non è una sorpresa, l’indagine mette in luce notevoli differenze regionali, con un divario accentuato tra il Sud-Isole e il resto d’Italia: solo il 16% degli abitanti del Meridione risponde correttamente a tutte e tre le domande, contro il 28% del Nord-Ovest, il 27% del Nord-Est e il 18% del Centro Italia.


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