Cosa dovrebbero sapere gli investitori sulla Cina

Quanto sono giustificati i timori sul debito in Cina? I default societari sono destinati ad aumentare?. Le risposte del team di Pictet
Nell’ultimo periodo, la stampa internazionale è stata negativa sulla Cina (quasi senza eccezioni) e gli investitori continuano ad esitare sull’investirci. Ma quanta di questa paura è giustificata?
Il livello di debito in Cina è incrementato dal 2008, ma è ancora a metà strada fra i paesi sviluppati e gli altri emergenti: In Cina il debito totale su PIL è circa 225% (privato = 199%, pubblico = 26%). Il debito privato è incrementato di oltre il 100% sul PIL dalla grande crisi finanziaria (Great Financial Crisis – GFC). Il costo dell’indebitamento è cresciuto del 56% dopo la crisi, il secondo maggiore incremento all’interno dei mercati emergenti. Il mercato dei capitali in Cina è ancora in fase di sviluppo: se le società hanno bisogno di finanziare la crescita, chiedono finanziamenti alle banche invece di emettere azioni o debito sul mercato. Il governo è proprietario sia delle banche che dei principali debitori, quindi non ci sono problemi politici per un eventuale bailout degli insolventi. Inoltre il debito pubblico è contenuto.
Il debito cinese è principalmente detenuto entro i confini nazionali (all’estero è presente una percentuale del 13.1% del PIL). La Cina ha il più alto tasso di risparmio al mondo (52% del PIL), una solida bilancia dei pagamenti, enormi riserve in valuta ed è creditore netto verso i paesi esteri (22% del PIL). Il debito degli enti locali è certamente è un fattore preoccupante, ma crediamo che il governo centrale abbia affrontato il problema e preso le misure necessarie per contrastare i rischi. In modo specifico, per gli LGFV (Local Government Financing Vehicles, veicoli finanziari creati dai governi locali) è più difficile finanziarsi a causa dell’aumento delle restrizioni a loro applicate. Inoltre, il debito contratto dagli LGFV per finanziare il quarto pacchetto di stimoli durante la crisi finanziaria è attualmente in fase di conversione in debito dei governi locali, con cedole più basse e scadenze più lunghe.
Di recente, la stampa si è concentrata sull’aumento dei default sul mercato obbligazionario cinese domestico. E’ ipotizzabile un aumento dei default interni?
Anche se in precedenza sembrava impossibile, nell’Aprile 2015 abbiamo visto il primo default sul mercato obbligazionario domestico (Baoding Tianwei). Da allora altri hanno fatto seguito, inclusi Sino-Steel (appartenente al Governo centrale, nell’Ottobre 2015), Bohai Steel (Tianjin, Marzo 2016), Guangxi Nonferrous Metals (Guangxi, Marzo 2016), Dongbei Steel (Liaoning, Marzo 2016), ChinaCoal Shanxi Huayu (Governo centrale, Aprile 2016) e China Railway Materials (Governo centrale, Aprile 2016). E’ importante sottolineare come questi eventi creditizi abbiano interessato principalmente aziende operanti in settori con eccesso di capacità, come l’acciaio, il carbone e le miniere in linea con il mandato del governo di ridurre in maniera consistente il peso di questi settori. Mentre sia per il numero che per i volumi coinvolti, i titoli obbligazionari in default rimangono una piccola percentuale del mercato nella sua totalità (circa lo 0,15%). Tale trend ha avuto un impatto sul mercato obbligazionario domestico, portando a una minore liquidità, differenziali di rendimento più ampi e la posticipazione di alcune emissioni già annunciate. Se il numero dei default dovesse continuare a crescere, potrebbero portare a instabilità finanziaria e pressioni sui mercati. A nostro parere, non ci aspettiamo rischio sistemico. Al contrario, siamo convinti già da alcuni mesi che il governo cinese lascerà fallire le società e non le supporterà ad ogni costo. Per uno sviluppo di lungo periodo del mercato obbligazionario domestico, c’è bisogno di una maggiore diversificazione dei livelli di rendimento fra i vari emittenti (anche se questo potrebbe causare delle tensioni nel breve periodo). All’interno del nostro portafoglio, abbiamo rafforzato l’idea che non tutte le società detenute dallo stato sono uguali. Abbiamo investito in società strategiche per il governo, per le quali siamo sicuri ci sia supporto a livello centrale. Inoltre non investiamo in società governative che non abbiano caratteristiche fondamentali solide.

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