Concentratevi sul lungo termine

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La pesante battuta d’arresto dei listini azionari non deve far dimenticare che l’investimento in equity è caratterizzato da una volatilità a volte molto elevata. Le performance migliori arrivano solo se si mantiene la calma nei periodi peggiori.

In questo periodo, l’arrivo del coronavirus in paesi lontani dalla Cina sta mettendo a dura prova i nervi degli investitori. Gli esperti cercano di trasmettere calma e serenità, tuttavia, nella mente degli investitori sono ancora nitidi i ricordi e le paure legate all’impennata dell’inflazione Usa e al conseguente rialzo dei tassi operato dalla Federal Reserve nel 2018. Altrettanto forte è il ricordo per lo scivolone dei mercati globali innescato dall’avvio della guerra commerciale voluta da Donald Trump contro il gigante asiatico. Lontano nel tempo -2011- ma intenso negli effetti (con una caduta vicina al 20%), resta il ricordo della crisi del debito dei Pigs e dell’impennata dello spread italiano rispetto al Bund tedesco.

La lista di eventi negativi che ne deriva (e che presentiamo di seguito in base all’andamento dell’indice Msci World), non vuole essere un elenco dei motivi per stare lontano dai mercati azionari ma, al contrario, un invito ad approcciare l’investimento in azioni con un orizzonte temporale di lungo termine, con i nervi saldi e con la consapevolezza che i saliscendi sono un percorso obbligato per coloro che vogliano puntare a ottenere rendimenti potenzialmente superiori a quelli obbligazionari nel lungo termine.

Marzo-giugno 2010– contrazione del 16% a causa della crisi del debito pubblico in Grecia

Aprile-giugno 2011, contrazione del 19,40% provocata dalla crisi del debito dei paesi periferici dell’eurozona.

Luglio-ottobre 2011, contrazione del 9,8% in seguito all’introduzione del tetto del debito nell’eurozona.

Marzo-giugno 2012, contrazione del 9,9% in seguito all’accelerazione dell’espansione quantitativa (QE).

Ottobre-novembre 2012, correzione del 7.70% a causa della pubblicazione di dati deludenti sullo stato di salute dell’economia statunitense.

Maggio-giugno 2013, correzione del 5,80% causata dall’annuncio della Fed di voler ridurre in anticipo il programma di acquisto titoli avviato a supporto dell’economia e dei mercati.

Gennaio-febbraio 2014, correzione del 5,8% alimentata dalla crisi del debito in alcuni paesi emergenti.

Ottobre 2013, correzione del 5,80% a causa del conflitto in Medio Oriente, la lotta all’Isis e la sospensione del Qe.

Agosto-settembre 2015, correzione del 12,40 imputabile alla situazione in Cina e alle attese per un sensibile rallentamento della crescita economica.

Novembre-febbraio 2016, correzione del 13,30% provocata delle tensioni sul mercato internazionale del petrolio e del momento negativo del debito high yield.

Febbraio-marzo 2018, correzione del 10,20% causata dell’aumento dell’Ipc statunitense e del rialzo dei tassi operato dalla Federal Reserve nell’ambito del processo di normalizzazione della politica monetaria.

Ottobre-dicembre 2018, correzione dell’11,60% innescata dalla guerra commerciale tra Usa e Cina e della paralisi parziale del commercio globale.


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