Come sarà l’investimento in oro nel 2048?

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Il mercato dell’oro ha subito importanti trasformazioni nell’ultimo trentennio. Da un lato sono aumentati produzione e domanda del metallo giallo, mentre al contempo l’asse principale del mercato si è spostato ormai definitivamente verso est. Guardando avanti, cosa accadrà nei prossimi 30 anni? John Reade, head of research and chief strategist del World Gold Council, ha analizzato alcuni possibili scenari. Vediamo in particolare come potrebbe evolversi la domanda di oro come asset da investimento.

I cambiamenti avvenuti nel mercato dell’oro da investimento negli ultimi 30 anni mettono in luce quanto sia difficile fare previsioni su questo settore. Negli anni ’80 e ’90 l’investimento in oro era limitato alle monete, ai lingotti e, solo per i grossi investitori, al mercato OTC (over-the-counter). Poi, l’avvento degli exchange-traded fund con sottostante oro fisico, ha letteralmente rivoluzionato il mercato degli investimenti nel metallo giallo, riducendo da un lato in maniera drastica i costi delle transazioni per i piccoli investitori e consentendo dall’altro agli investitori istituzionali di avere un accesso all’oro più semplice e conforme alle normative. Oggi, lo sviluppo delle piattaforme digitali, così come l’evoluzione delle fintech, potrebbe produrre un’ulteriore trasformazione radicale.

Fattori a sostegno del mercato

La domanda di oro per investimento è correlata alla crescita dei redditi, ma nel determinarla intervengono anche altri fattori. Negli anni ’90 e nei primi anni Duemila per esempio, l’oro cadde in disgrazia come asset da investimento, e la domanda venne guidata prevalentemente dalla gioielleria e da altri settori industriali. Il cambiamento repentino avvenuto nel 2008-2009, con il boom degli investimenti nell’oro a discapito della domanda da parte della gioielleria, più sensibile al prezzo, è sicuramente istruttivo.
Se si ritornasse ad un periodo di costante crescita in un contesto di bassa inflazione, come negli anni ’90 e all’inizio del nuovo millennio, la domanda per investimento potrebbe tornare a rappresentare una componente marginale del mercato dell’oro, ma questa sembra un’eventualità piuttosto remota. Piuttosto, è più probabile che le turbolenze di mercato e le crisi finanziarie alimenteranno gli investimenti nell’oro ancora per molti anni a venire.

Anche altri fattori potrebbero intervenire a sostenere il mercato dell’oro, tra i quali le elevate valutazioni raggiunte ormai da molte attività finanziarie, gli alti livelli di indebitamento di molte economie e molti problemi strutturali, risalenti alla crisi del 2008, che rimangono ancora irrisolti. A questi si possono aggiungere altri due potenziali catalizzatori di crisi finanziarie che secondo Reade potrebbero giocare un ruolo nei prossimi 30 anni: innanzitutto, gli Stati Uniti perderanno inevitabilmente lo status di maggiore economia del mondo a favore della Cina, anche se l’India, con la sua esponenziale crescita demografica, potrebbe minacciare la leadership di Pechino entro la fine del periodo. Questo stravolgimento degli equilibri di forza mondiali potrebbe causare volatilità su valute e mercati, e l’oro in questo contesto beneficerebbe del suo status di asset rifugio. In secondo luogo, lo strategist del World Gold Council ritiene che il cambiamento climatico rivestirà un ruolo sempre più determinante nell’economia globale, con le perdite subite dalle compagnie assicurative per i danni provocati da catastrofi naturali su larga scala che costituiranno un ulteriore driver di volatilità e incertezza, favorendo ancora una volta il metallo giallo.

Sulla base di tutti questi elementi, le previsioni sono che la domanda di oro come investimento nei prossimi trent’anni aumenterà, anche se tra alti e bassi, e gli investitori continueranno a considerare l’oro, grazie anche alle sue caratteristiche di asset rifugio, una componente importante e imprescindibile da detenere in portafoglio, mantenendo una tradizione che risale ormai a 5.000 anni fa.


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