Come prepararsi al lento rialzo dei tassi

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L’analisi della relazione tra incremento del costo del denaro e distinte asset class deve sempre partire dal presupposto che il rialzo dei rendimenti offerti rende meno conveniente la detenzione di attività finanziarie che non generano flussi di cassa periodici

Questa è la ragione che spiega la reazione negativa delle commodities. L’oro, probabilmente insieme al petrolio, è sicuramente la materia prima più nota ai risparmiatori. Il metallo giallo calza perfettamente al nostro caso perché rappresenta una forma d’investimento che non prevede l’incasso di dividendi o cedole. Si tratta di un bene infruttifero e un rialzo dei tassi da parte delle banche centrali implica che il loro prezzo dovrà necessariamente scendere per renderlo più appetibile agli occhi dei potenziali acquirenti.

Per quanto riguarda le obbligazioni, un rialzo dei tassi avrà effetti diversi a seconda che si tratti di titoli a tasso fisso o a tasso variabile. Nel caso di bond a tasso fisso, il calo delle quotazioni sarà più marcato perché i vecchi titoli (quelli negoziabili), emessi quando i rendimenti erano più bassi, offriranno cedole poco appetibili.
Un esempio può tornare utile. Immaginiamo di aver acquistato un’obbligazione per un importo pari a 10.000 euro che dà un interesse del 5% – ossia 500 euro l’anno –, per una durata di dieci anni. Al termine di questi 10 anni riceveremo indietro i 10.000 euro del nostro investimento.

Immaginiamo che il giorno seguente l’acquisto del titolo i tassi salgano al 5,3%. Questo significa che sarebbe possibile acquistare un altro titolo di durata decennale che dà diritto a 530 euro l’anno, superiore ai 500 del titolo che avevamo portafoglio. Questa nuova obbligazione è più interessante della precedente.

Il valore di un’obbligazione è influenzato dall’andamento dei tassi d’interesse nel mercato. Se questi salgono il prezzo si abbassa. Al contrario, se questi scendono, il prezzo cresce. Non è teoria, ma è ciò che accade a chi ha acquistato obbligazioni in euro un anno fa e che si è confrontato fino al mese scorso con il rialzo dei tassi d’interesse. Se questo vale per le obbligazioni, vale anche per i fondi obbligazionari che in queste investono.
Le obbligazioni a tasso variabile, invece, subiranno oscillazioni molto più limitate. Le loro cedole si adegueranno ai nuovi interessi pagati e saranno allineati al nuovo livello del costo del denaro. Durante le fasi di possibili rialzi dei tassi è più opportuno detenere obbligazioni a tasso fisso a scadenza corta, oppure bond a tasso variabile per limitare gli effetti sui prezzi di un movimento del livello dei tassi stessi.

Il legame tra azioni e rialzo dei tassi è molto più complesso rispetto a quello visto per le obbligazioni. Teoricamente, le azioni rappresentano l’asset class che dovrebbe patire meno l’arrivo di una fase di politica monetaria restrittiva. Se i dati macroeconomici sono tali da confermare la robustezza del ciclo economico, le azioni potranno essere favorite anche durante una fase di crescita dei tassi. Per coloro che prediligono le azioni, lo scenario resterà favorevole fino a quando la ripresa economica consentirà alle società di centrare utili aziendali in continuo miglioramento e magari di premiare i propri azionisti con dividendi crescenti.

Tuttavia, questo scenario non sempre trova spazio. L’aumento dei rendimenti sul mercato obbligazionario si accompagna a volte ad un calo delle Borse. Ci sono diversi motivi alla base di questo legame. Per esempio, il rialzo dei tassi di interesse si traduce in maggiori costi per le imprese: salvo alcune eccezioni, in genere le società hanno più debiti che crediti di natura finanziaria, e l’aumento dei tassi comporta una maggior spesa per interessi. Per questo l’utile, e di conseguenza la valutazione della società in Borsa, risentono del caro-tassi.


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