Come affrontare la crisi dei mercati?

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La riapertura dei mercati finanziari nella giornata del 9 marzo ha segnato un vero e proprio spartiacque nella recente fase di crisi innescata dalla diffusione del coronavirus in Italia. Il crollo delle borse di tutto il mondo, il balzo dell’in dic e VIX sopra quota 58 (livello mai più raggiunto dalla grande crisi finanziaria del 2008), l’allargamento degli spread del titoli corporate, dei governativi periferici (Italia in primis) e dei paesi Emergenti, la corsa verso i beni rifugio (Treasury, Bund , yen, oro) hanno di fatto fotografato l’improvvisa irruzione di uno scenario recessivo globale nel radar degli investitori internazionali.

A rendere la giornata ancor più eclatante ha contributo il collasso del prezzo del petrolio. Sabato scorso l’Arabia Saudita ha annunciato il drastico taglio dei prezzi del greggio per le consegne di aprile dopo il mancato accordo con la Russia su ulteriori tagli all’offerta per contrastare il calo dei prezzi. Inoltre, secondo diverse fonti sembra che i sauditi aumenteranno significativamente la produzione dagli attuali 9,7 milioni di barili al giorno fino a 11 milioni, una mossa per mettere ulteriore pressione a Russia e Stati Uniti. Poiché il listino prezzi dell’Arabia Saudita è utilizzato anche da altri produttori del Medio Oriente, si stima che l’impatto riguardi in tutto circa 14 milioni di barili , rendendo inevitabile il crollo dei prezzi, già colpiti dallo shock sulla domanda causato dal coronavirus. La speranza che l’OPEC potesse creare un argine ai prezzi tagliando la produzione è stata quindi vanificata stringendo il settore tra due tenaglie, debolezza della domanda e aumento dell’offerta.

Guardare al lungo termine con asset di valore
Secondo il team di T Rowe Price, indipendentemente dall’incerto contesto attuale, il modo corretto di operare consiste nel continuare a investire nelle idee migliori, accettando la realtà che tale decisione comporta scelte difficili. La paura delle perdite è forte e può tradursi in decisioni sbagliate. La paura del rimpianto futuro è più difficile da gestire. Di cosa ci pentiremo in futuro? Molto probabilmente di non aver acquistato asset di valore in tempi di crisi. Anche se a breve termine può succedere di tutto, la storia ci insegna che, nel lungo periodo, se ci si focalizza su asset di valore, i risultati arrivano.

Il virus ha messo in discussione la possibilità di una moderata accelerazione economica, che avevamo previsto per il primo semestre del 2020. Tuttavia, dato il livello di liquidità globale e la probabile risposta politica, riteniamo molto probabile che l’accelerazione economica venga solo posticipata anziché azzerata. D’altro canto, in seguito all’epidemia potrebbe verificarsi un importante rimbalzo dell’attività, uno scenario per il quale vogliamo nutrire un cauto ottimismo. Nel frattempo, ci stiamo impegnando per prendere decisioni ragionevoli, cercando un punto d’equilibrio non solo tra rischio e rendimento, ma anche tra paura delle perdite e rimpianti.

Sottopesare l’azionario europeo
Secondo il team di State Street Global Advisors, oggi è ancora troppo presto ritornare a investire nell’azionario. L’economia europea si trova già in uno stato di debolezza, avendo già subito l’impatto della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina negli ultimi due anni, fattore che si riflette sul sentiment degli analisti in ambito azionario, che sempre più spesso rivedono al ribasso le prospettive sugli utili delle aziende europee. In questo contesto, secondo il team gli investitori farebbero bene a prendere in considerazione l’ipotesi di sottopesare l’azionario europeo rispetto a quello degli Stati Uniti e dei paesi emergenti”.

Il ruolo delle banche centrali
Da valutare innanzitutto la risposta della Bce, giovedì prossimo, all’attuale contesto macroeconomico, e borsistico, in rapido deterioramento. I mercati scontano un taglio dei tassi sui depositi di 10 bps così da spingere il tasso ufficiale a -0,60%, ma iniziative più forti servirebbero sul fronte della liquidità e dei prestiti al sistema economico. Nel frattempo il rendimento del Bund 10 anni è sceso fino a -0,85% anche sul crollo delle aspettative di inflazione legate all’andamento del prezzo del greggio. Manca per il momento anche un’azione coordinata a livello globale sul fronte fiscale. In Eurozona la Germania che ha più ampi margini di manovra, è per il momento reticente a rilanciare la spesa pubblica. Oltreoceano i mercati dei futures prezzano che la Fed mercoledì prossimo 18 marzo taglierà ulteriormente il costo del denaro di 75 bps portando così i tassi nel range 0,25% – 0,5%.


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