Cina, verso una crescita più sostenibile

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Lo sviluppo economico della Cina è una storia di successo assolutamente unica. Con un miliardo e 400 milioni di abitanti (quattro volte la popolazione degli Stati Uniti e due volte quella del Vecchio continente) e un prodotto interno lordo che nel 2017 si è attestato a 12.800 miliardi di dollari, il gigante asiatico è oggi la seconda maggiore economia del mondo dietro gli Stati Uniti, e gioca un ruolo sempre più influente nell’economia globale. Si pensi che la produzione industriale annua della sola regione che comprende Pechino e Tientsin è superiore al Pil annuo dell’intera Australia, mentre l’area del delta dello Yangtze (che comprende Shanghai, Suzhou, Hangzhou, Wuxi, Nantong, Ningbo, Nanjing e Changzhou) contribuisce al prodotto interno lordo della Cina per 2.620 miliardi di dollari (per avere un termine di paragone, il Pil dell’Italia nel 2017 è stato pari a circa 1.716 miliardi di dollari).
La Cina è il più grande mercato al mondo per l’e-commerce (secondo l’istituto nazionale di statistica del paese del Dragone le vendite online sul territorio cinese hanno superato nel 2017 quota 5.200 miliardi di renmimbi) e si prevede che entro il 2025 oltre il 60% della popolazione urbana farà parte della classe media, con un reddito annuo tra i 9.000 e i 34.000 dollari.

Dopo un trentennio di crescita economica straordinaria, il governo cinese ha scelto la strada di una crescita economica più lenta, riferendosi ad essa come al “new normal”; un paradigma economico che ha l’obiettivo di uno sviluppo che non sia solo misurabile in termini quantitativi ma anche valorizzabile in termini di sostenibilità e qualità.

Il Pil cinese nel 2017 si è attestato al 6,9% (un dato significativamente più elevato rispetto al target iniziale di Pechino, pari a circa il 6,5%), guidato dal costante sostegno pubblico per gli investimenti infrastrutturali, da una crescita solida dei consumi interni e da una domanda estera in aumento. L’obiettivo di crescita annuale stabilito dal governo nel tredicesimo Piano Quinquennale (2016-2020) è stato fissato al 6,5% (nel precedente piano il target era il 7%).

Questa revisione al ribasso del target di crescita riflette il crescente focus del governo cinese verso un ribilanciamento economico e una maggiore attenzione verso la qualità della crescita, pur mantenendo l’obiettivo di arrivare ad ottenere una “società moderatamente prosperosa” entro il 2020.

Pechino è consapevole della necessità per la Cina di abbracciare un nuovo modello di crescita, che sia meno basato su investimenti fissi e esportazioni, e dove il contributo maggiore all’economia venga dai consumi privati, dai servizi e dall’innovazione. Questo implica anche che il Paese debba sottoporsi a riforme strutturali per affrontare le tante sfide che traggono la loro  origine dalla crescita vertiginosa del passato. Per sostenere l’economia reale è poi cruciale che venga creato un sistema finanziario equilibrato ed efficiente

Tre trend strutturali di crescita

L’economia cinese ha avuto uno sviluppo generato da due rivoluzioni che si sono realizzate contemporaneamente: la rivoluzione industriale e la rivoluzione di internet. Per il futuro si possono individuare alcuni trend strutturali che guideranno la crescita sostenibile del Paese, a partire dall’innovazione tecnologica. Il settore internet è altamente sinergico, facilita lo sviluppo delle infrastrutture e l’ampliamento del bacino di utenti, è fattore unificante di linguaggi e culture. Con oltre 700 milioni di persone, la Cina ha il numero più elevato al mondo di utenti che utilizzano internet in mobilità al mondo. Un altro driver è costituito dall’evoluzione dei consumi interni, con i consumatori cinesi che stanno vivendo una trasformazione che li porta a volere beni di qualità sempre più elevata. Infine, il consolidamento industriale: questo processo negli ultimi anni si sta realizzando non solo tra i settori caratterizzati da sovraccapacità produttiva ma anche in altri comparti, mentre proseguono il ribilanciamento economico strutturale e le politiche governative che favoriscono lo sviluppo della domanda interna.

Nonostante questa transizione verso una crescita economica più lenta, la Cina continua ad essere comunque il Paese che, a partire dallo scoppio della crisi finanziaria del 2008, fornisce il maggiore contributo alla crescita globale, e che entro il 2030 potrebbe spodestare gli Stati Uniti affermandosi come prima economia del mondo.


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