Cercare valore nei bond

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La caccia al rendimento nel mercato del reddito fisso si è trasformata negli ultimi mesi in una missione erculea. Analizziamo in breve tre potenziali opzioni d’investimento per coloro che vogliano destinare una quota del proprio patrimonio alle diverse emissioni di titoli di debito emessi dagli stati e dalle società private

I tassi di interesse permangono su livelli molto bassi in Europa, riducendo il rendimento ottenibile dall’investimento in obbligazioni ai minimi termini. I corporate bond, titoli emessi dalla società private, presentano poche opportunità, peraltro sempre da valutare in ragione del profilo di rischio consono a ciascun investitore.

Nel momento in cui si decide l’area geografica in cui investire sarà bene non perdere di vista l’inflazione presente nella regione. Un conto è investire in titoli dell’eurozona tenendo conto che si tratta di un’area dove la BCE punta alla stabilità dei prezzi con un target di inflazione fissato al 2%. Molto diversa è la situazione di paesi alle prese con tassi d’inflazione già elevati o in crescita, che si traducono in un aumento delle probabilità di svalutazione della divisa domestica. I bond denominati in rubli russi e real brasiliani rappresentano due casi emblematici di titoli di debito provvisti di cedole elevate che non sono tuttavia bastate a compensare la perdita derivante dalla svalutazione della divisa domestica. In questi casi, le perdite per gli investitori sono state elevate.

Titoli in dollari Usa

Qualche mese fa, l’acquisto di titoli denominati in usd era uno dei consigli più in voga tra gli esperti. La prospettiva di un rafforzamento del biglietto verde veniva collegata alle differenti politiche monetarie adottate dalla Bce e dalla Federal Reserve. Attualmente, la raccomandazione di acquisto di titoli in usd viene accompagnata dalla cautela. I motivi alla base di questo cambio di atteggiamento sono due: il dollaro Usa ha cominciato a perdere terreno e, nelle ultime settimane, ha registrato un’accelerazione della caduta; il rialzo del costo del denaro Usa potrebbe innescare un ribasso delle quotazioni dei bond.

Emergenti per chi vuole osare di più

Fino a qualche semestre fa i corporate bond emessi dai paesi emergenti erano una specie di El Dorado. Attualmente non è più così. Il quadro di riferimento è molto disomogeneo e il peggioramento del Brasile (legato all’instabilità politica) e della Russia (derivante dai minori introiti petroliferi e dagli effetti delle sanzioni decise dall’UE), sono un valido esempio di variabili in grado di innescare fasi di aumenti dei rendimenti che si traducono in cali dei prezzi dei bond già in circolazione, anche nel caso in cui il titolo sia denominato in valuta forte (dollaro, euro, sterlina etc). La diversificazione offerta dai fondi comuni d’investimento e dagli Etf sembra l’unica strada per poter continuare a puntare su questo segmento.

L’opzione obbligazioni ad alto rendimento

Il rischio inversione dei tassi d’interesse, variazioni dei rating (o assenza di rating) e andamento dell’inflazione nelle diverse aree, rendono davvero difficile investire su questo segmento con un orizzonte temporale diverso da quello a breve termine. L’attuale livello dei rendimenti non sembra tale da giustificare l’assunzione di rischi crescenti. Il segmento corporate High Yield europeo offre il vantaggio di presentare scadenze medie ridotte rispetto a quella del mercato dei bond ad alto rendimento negli Usa. Altro punto a favore del segmento europeo risiede nel processo di ristrutturazione che ha interessato numerose società (che presentano ora bilanci in salute) e nella ridotta incidenza dei casi di fallimento registrata da questa tipologia di obbligazioni.


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