Btp, le opportunità si nascondono nelle scadenze brevi

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L’Europa continua a vigilare l’operato del Governo italiano in vista delle importanti decisioni che saranno prese nei prossimi mesi. Si calcola che le promesse elettorali, se mantenute attraverso l’approvazione della flat tax e del reddito di cittadinanza, si tradurrebbero nell’incremento di 70-100 mld del debito pubblico italiano (che attualmente si posiziona nei pressi dei 2.300 mld di euro).

Il Ministro delle Finanze Tria ha ripetuto più volte lo stesso messaggio, ovvero che il rapporto tra il debito e il Pil dovrà diminuire. Il che implica un deficit a 1.7-1.8%. Tuttavia i Btp hanno subito una forte diminuzione nella loro compravendita, segnale del fatto che le preoccupazioni per le scelte del Governo per ora hanno prevalso sui messaggi positivi mandati dal Ministro delle Finanze.

I prossimi passaggi istituzionali determineranno l’andamento dei Btp e, di conseguenza, del mercato azionario italiano. Il 27 settembre verrà pubblicato il Def (Documento di Economia e Finanza – Programma di Stabilità), in cui saranno delineate le previsioni e le strategie fiscali per i prossimi anni; il 15 ottobre la legge di bilancio verrà inviata alla commissione europea, che fornirà un proprio parere entro fine novembre.

Opportunità nelle scadenze brevi
Nel mezzo di un finale dai connotati poco decifrabili, il rendimento addizionale che gli investitori hanno domandato per mantenere in portafoglio i titoli di stato domestici ha raggiunto livelli non registrati dal 2012. Il rendimento del Btp decennale ha toccato il 3,21% lo scorso 31 agosto (livello non visto dal 2014, superiore anche a quello registrato -3,16%- nel periodo in cui si è formato l’attuale Governo Lega- 5stelle.

Dietro il riazo del rendimento del Btp decennale c’è la pesante caduta della quotazione (circa il 10% da gennaio), che implica uno scenario poco roseo per gli investitori non cassettisti. La penalizzazione per i titoli a breve scadenza è stata più contenuta. I bond con scadenza biennale hanno accusato un calo della quotazione del 2,3%, tuttavia, a differenza del decennale sono riusciti a recuperare un 3% dai minimi di maggio. Ed è proprio in questa parte di debito che i gestori individuano delle opportunità. I titoli a lunga scadenza vengono considerati meno appetibili in un contesto in cui il paese dovrà affrontare –senza il supporto della Bce- il rinnovo di 1.300 mld di debito nei prossimi cinque anni.

I rendimenti più elevati offerti dai titoli di stato potrebbero attrarre gli investitori privati, tuttavia, l’innalzamento dei rendimenti è legato a scelte politiche che potrebbero allontanare l’Italia dall’eurozona. Se gli investitori domestici interpreteranno l’ascesa dei rendimenti come logica conseguenza del maggior rischio di uscita dal’euro (e di default), sarà complicato assistere ad un ritorno d’interesse dei privati per le emissioni del Tesoro italiano.

Il rendimento dei titoli di debito con scadenza a due anni è arrivato a toccare l’1,46%, dato che rappresenta, secondo molti esperti, un’opportunità unica per gli investitori prudenti e poco propensi ad accollarsi livelli elevati di rischio. In questo segmento, la volatilità derivante dalle incertezze sui contenuti della prossima Legge di Bilancio, vengono fortemente mitigati dalle scadenzi brevi.


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