Brexit, bene la borsa, meno i fondi che investono in Uk

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Mentre le Cassandre continuano a pronosticare una brusca caduta della borsa di Londra post-Brexit, il London Stock Exchange, dopo il pesante tracollo avvenuto nel giugno scorso, ha iniziato una crescita graduale ma costante. I fondi comuni di investimento azionari in valuta locale che puntano sull’Uk, tuttavia, stanno pagando dazio in termini di performance per la discesa della sterlina.

Sessant’anni dopo la firma dei Trattati di Roma, il 25 marzo 1957, da parte dei capi di governo di Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Olanda che sancirono la nascita della Comunità Economica Europea, e diedero il via a quel lungo processo di integrazione politica ed economica culminato nel 1992 con i Trattati di Maastricht e la nascita dell’Unione Europea, questa si trova oggi a un punto di svolta, con nuove sfide da affrontare, divergenze interne e dubbi sul suo futuro. Il caso più significativo che getta lunghe ombre sul futuro del progetto europeo viene da Oltremanica, con la Brexit. Due giorni fa l’ambasciatore britannico presso l’Ue ha consegnato al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk la lettera di notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, dando inizio all’iter formale di abbandono dell’Unione Europea da parte del Regno Unito.

E adesso cosa succederà? Quali saranno le implicazioni per l’economia e il mercato britannico dopo l’attivazione dei negoziati?

Un anno fa. prima del referendum sulla Brexit che il 23 giugno scorso ha sancito il leave del Regno Unito dall’Unione Europea, molti analisti prevedevano un tracollo dell’economia e del mercato britannici in caso di voto favorevole, ma in realtà le ripercussioni si sono limitate a qualche giorno di grande volatilità della borsa locale. Da quella fatidica data, infatti, il Ftse 100, l’indice azionario delle 100 società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange, dopo essere crollato in appena quattro sedute a quota 5.982 punti ha immediatamente ripreso la corsa portandosi ai massimi storici con un guadagno in questi nove mesi del 23% circa, in linea con l’andamento della borsa di Parigi, e poco sotto il Dax 100 tedesco, capace di segnare un progresso del 28%. Un risultato di tutto rispetto, quindi, anche se va detto che un contributo importante alla tenuta del mercato azionario britannico va attribuita al buon andamento dei titoli locali che hanno un’esposizione mondiale e che producono per l’estero, soprattutto per gli Stati Uniti.

Il discorso è diverso se guardiamo all’andamento della sterlina. Dal 23 giugno scorso la divisa britannica si è svalutata del 16% rispetto al dollaro Usa e del 13% nei confronti dell’euro, con ripercussioni sui prezzi all’importazione che iniziano a farsi sentire sull’inflazione, che è attualmente al 2,3% ed è vista da molti analisti in ulteriore accelerazione. Non per niente se osserviamo i fondi di investimento in valuta locale che puntano sul mercato Uk, meno di una ventina in totale, si evince che la gran parte di questi ha segnato dal referendum sulla Brexit una performance che si posiziona in un range tra lo zero e il 3%, mentre il fondo M&G Recovery ha messo a segno il 10%.

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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