Bitcoin, l’intervento dell’Agenzia delle Entrate

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Il fenomeno Bitcoin e simili esiste da quasi un decennio, ma solo nel corso di quest’anno i media e il multiforme mondo degli investitori hanno iniziato a guardare con interesse questa moneta, con l’ovvia conseguenza che le quotazioni, così come sono repentinamente schizzate ai massimi, dopo l’arrivo di una massa di denaro enorme, hanno in seguito imboccato fulmineamente un trend ribassista che ha evidenziato la natura chiaramente speculativa dell’investimento stesso. In pratica in questi mesi i Bitcoin non hanno fatto altro che confermare la propria instabilità, caratterizzata da un andamento da montagne russe: basti pensare che in svariate giornate di transazioni la criptovaluta è stata capace di risalire nel giro di poche ore da improvvisi crolli, finanche del 25-30%, confermandosi uno strumento adatto solo a un profilo di investitori dal cuore particolarmente forte. Giusto per ricapitolare, se nel settembre 2017 la criptovaluta valeva circa 3.000 euro, a metà dicembre era già volata a quasi 16.544 euro (massimo storico) segnando un fantasmagorico +451%, per poi crollare nel giro dei 40 giorni successivi a poco più di 6.680 euro (-60%) e iniziare un trend oscillatorio in una forchetta incredibilmente ampia (tra i 1.500 e i 3.000 euro!). In sintesi, nel corso della loro vita i Bitcoin ci hanno abituato a un’altissima volatilità che può comprensibilmente fare parlare di bolla speculativa. In ogni caso, se da tempo le criptovalute sono al centro del dibattito, adesso saranno costrette a entrare anche nella dichiarazione dei redditi degli investitori italiani. Proprio nelle ultime settimane, infatti, l’Agenzia delle Entrate, rispondendo a un’istanza presentata da un contribuente, ha decretato che i possessori di criptovalute, trattate alla stregua di una divisa estera, dovranno inserire le valute virtuali detenute all’interno del quadro RW della propria dichiarazione dei redditi. Nel dettaglio, la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che «le operazioni in valute virtuali, se detenute da privati, generano un reddito che rientra nella categoria dei redditi diversi». Per quanto concerne i capital gain, ovvero i guadagni derivanti dalla compravendita delle criptovalute, la normativa di riferimento è contenuta nell’art. 67 del Tuir e quindi le plusvalenze derivanti dalla conversione delle criptovalute, per effetto di operazioni a termine o a pronti, sono tassabili se la giacenza media sull’insieme dei conti correnti o depositi (in caso di valute virtuali si fa riferimento ai cosiddetti “wallet” ossia ai portafogli elettronici) ha superato per almeno sette giorni lavorativi l’importo di 51.645,69 euro. Le eventuali plusvalenze (conteggiate come differenza tra il prezzo di vendita e il costo di acquisto) dovranno essere dichiarate nel quadro RT della denuncia dei redditi e tassate dunque con un’imposta del 26%. Come abbiamo visto, il dibattito intorno alle criptovalute è sempre accesso e se da un lato la gran parte degli osservatori e degli studiosi nutre molti dubbi circa la possibilità che un giorno queste divise possano essere utilizzate comunemente, le giovani generazioni evidenziano un’opinione diametralmente diversa. Basti pensare che nelle prime settimane del 2018 sul canale ufficiale Twitter della Banca Centrale Europea è apparso un sondaggio il cui risultato è stato particolarmente sorprendente ed emblematico.  La domanda pubblicata sull’account della Bce era piuttosto semplice: Potrebbe il Bitcoin offrire una valida alternativa alla valuta tradizionale? Ebbene, se il 75% dei partecipanti non ha avuto alcun dubbio a rispondere si, palesando la volontà di rivoluzionare l’attuale gestione monetaria affidandosi in un futuro non troppo lontano a una criptovaluta (in questo caso il Bitcoin), solo il 13% ha risposto categoricamente no, mentre il 9% è ancora dubbioso su questa eventualità e un 3% non ha un’idea a proposito. Un risultato schiacciante che probabilmente la Bce non si aspettava, ma che non potrà passare inosservato, diventando in futuro una sicura fonte di dibattito e riflessione.

 

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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