Banche in grande spolvero

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Il nostro paese sembra incamminarsi verso una più decisa ripresa, sostenuta specialmente dagli istituti di credito del Belpaese che paiono essersi lasciati alle spalle la questione “crediti deteriorati”. Nel suo ultimo bollettino, Banca d’Italia ha rilevato che sono aumentati sia i prestiti erogati alle famiglie sia quelli alle imprese industriali e dei servizi, mentre continuano invece a contrarsi i finanziamenti al comparto delle costruzioni, caratterizzato da attività ancora debole e da maggiore rischiosità. Nel complesso il credito al settore privato non finanziario è cresciuto di circa l’1%. I sondaggi condotti da Palazzo Koch presso le banche e quelli presso le imprese indicano che le condizioni di accesso al credito sono accomodanti. Secondo il report, il miglioramento delle condizioni macroeconomiche si riflette positivamente sulla qualità del credito delle banche italiane. Con il consolidamento della crescita il tasso di deterioramento del credito è infatti tornato in linea con i valori precedenti l’avvio della crisi finanziaria. Si è al contempo accentuata la riduzione dell’incidenza dello stock di crediti deteriorati sul totale dei prestiti (scesa all’8,2%, al netto delle rettifiche di valore, nel secondo trimestre). Inoltre, le operazioni di cessione in corso di conclusione di alcuni istituti forniranno nei prossimi mesi un ulteriore significativo contributo al calo dei crediti deteriorati.

Anche le condizioni dei mercati finanziari italiani sono migliorate, grazie ai segnali favorevoli sulla crescita, al buon andamento degli utili e alla marcata attenuazione delle tensioni nel settore bancario. Nel corso degli ultimi 12 mesi le quotazioni delle banche italiane sono cresciute del 51%, più di quelle della borsa italiana e degli altri istituti di credito europei. In ottobre, a seguito del comunicato del consiglio di vigilanza della Bce relativo alla consultazione su una possibile integrazione alle nuove linee guida sulla gestione dei crediti deteriorati, i corsi dei titoli bancari italiani si sono tuttavia indeboliti.

Banca d’Italia rimarca inoltre che nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2017, il governo stima per l’anno in corso un indebitamento netto pari al 2,1% del Pil, in linea con l’obiettivo indicato lo scorso aprile, e una diminuzione del rapporto tra il debito e il prodotto interno lordo di 0,4 punti percentuali rispetto al 2016 (al 131,6%), più pronunciata di quanto stimato in primavera.

Il report rimarca tuttavia che nei programmi dell’esecutivo, l’aggiustamento dei conti pubblici nel prossimo triennio avverrebbe a un ritmo più graduale di quanto prefigurato in aprile. Il sostanziale pareggio di bilancio verrebbe raggiunto nel 2020; nello stesso anno il rapporto tra debito pubblico e Pil scenderebbe al 123,9%. «Nostri esercizi di simulazione», precisa il bollettino, «confermano che nel medio periodo una rilevante riduzione del rapporto tra debito e prodotto interno lordo è possibile, sotto ipotesi realistiche circa l’evoluzione futura dell’economia italiana e delle condizioni finanziarie e in presenza di adeguati avanzi primari».

 

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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