Attenti alle mode che creano le bolle

compass-2779371_1920

Nella maggior parte dei casi, seguire una moda equivale a effettuare acquisti quando il mercato ha già esaurito gran parte del suo potenziale rialzista, a correre un rischio molto elevato che le quotazioni siano prossime al tetto massimo o a un’inversione di tendenza.

Se investite in strumenti ad alto rischio (azioni o obbligazioni ad alto rendimento) ricordate che la variabile chiave per combattere al meglio il rischio è il tempo e non la caccia alla moda del momento.

La formazione di bolle speculative è un fenomeno che si ripete nell’arco del tempo. Se ci fermiamo un momento a pensare a quante volte sia accaduto nel passato, troviamo esempi di bolle anche senza spingerci troppo indietro nel passato. Esempi recenti sono offerti dal boom del mercato delle locazioni immobiliari in alcune aree del pianeta e dal recentissimo crollo delle quotazioni del bitcoin. La storia è piena di casi in cui il mix tra eccesso di fiducia, indebitamento e stupidità umana ha provocato danni ingenti per le tasche dei risparmiatori.

Tulipanimania
La speculazione sui bulbi si verificò agli inizi del diciassettesimo secolo in Olanda. Si tratta della prima grande bolla speculativa registrata dai libri di storia economica. Il tulipano si trasformò da semplice fiore in un simbolo di status sociale e ricchezza, a tal punto da provocare una crisi che stava per far sprofondare l’intera economia olandese. La domanda crebbe a dismisura, fino al punto da innescare vendite di tulipani non ancora cresciuti. Nel 1637, in seguito a una cattiva annata, il mercato invertì la rotta e i prezzi subirono un sensibile calo. I cittadini persero case e impieghi. L’economia del paese era sul baratro.

Crollo di Wall Street del 1929
Forse la crisi economica più raccontata di sempre fu quella che ha avuto luogo nell’ottobre del 1929 alla Borsa di New York, quando milioni di investitori persero gran parte dei propri risparmi. Questa è stata la prima crisi sistemica della storia dell’umanità. Il crollo di Wall Street non condizionò solo l’economia Usa ma si estese anche al resto del mondo. In scia alla concessione di linee di credito a condizioni molto favorevoli, le quotazioni azionarie salirono a dismisura. In una giornata di ottobre, la Borsa bruciò i guadagni di un anno e iniziò ad avvitarsi su sé stessa. I felici anni venti lasciarono il passo alla Grande Depressione.

Il crollo del Nasdaq
Alla fine degli anni ’90, le quotazioni dei titoli tecnologici subirono una forte accelerazione al rialzo in scia alle aspettative di utili futuri potenzialmente conseguibili da queste società. Nell’ottobre del 2002, il Nasdaq Composite crollò. Il fallimento di alcune società facenti parte dell’indice determinò, in appena due anni, una perdita in termini di capitalizzazione di mercato di migliaia di mld di usd.

Le ipoteche subprime
Una crisi sistemica di dimensioni talmente vaste da risentirne ancora oggi. Le ipoteche subprime –crediti concessi a interessi elevati a cittadini non in condizioni di restituire il denaro ricevuto- sono state oggetto di una speculazione selvaggia tra i colossi bancari Usa e finirono col provocare il default di Lehman Brothers nel 2008. L’effetto domino ha coinvolto anche il Vecchio Continente ed ha innescato la crisi di cui si notano gli effetti ancora oggi in molti paesi europei.

Criptomonete
La più recente delle bolle speculative è quella che ha coinvolto le criptomonete. Dalla sua creazione avvenuta una decina di anni fa, la quotazione del bitcoin è passata da circa 1 dollaro a 17.500 usd. Attualmente vale un quarto del prezzo massimo, confermando i dubbi avanzati da tanti esperti sulla sostenibilità della quotazione.


TOP