Doris: «Due miliardi di motivi per investire nei Pir»

Massimo Doris

Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum, parla del grande successo riscosso negli ultimi mesi dai Piani individuali di risparmio e spiega perché questi strumenti rappresentano un’ottima opportunità per i clienti, per le aziende e per il paese. Va da sé che nel solo 2017 l’istituto di Basiglio conta di registrare dal fronte Pir circa 2 miliardi di euro di raccolta netta.

Diverse società di gestione hanno lanciato i Pir e molte di queste hanno già registrato buoni risultati sul fronte della raccolta. Ritenete che questi strumenti possano rappresentare per i vostri professionisti una carta nuova e interessante per cercare di intercettare nuova clientela e più in generale per accrescere il loro portafoglio?

Ritengo che i Piani individuali di risparmio siano degli strumenti molto interessanti sia per l’investitore finale sia per il nostro paese. Se il risparmiatore è infatti favorito dalle caratteristiche di uno strumento che garantisce l’esenzione fiscale sulle plusvalenze ed anche sulle donazioni e successioni, il grande successo riscosso in termini di raccolta, al tempo stesso, è destinato ad aiutare molte aziende che evidenziano delle difficoltà sul fronte della liquidità. Inoltre, anche se molti criticano il fatto che per accedere ai vantaggi fiscali è necessario mantenere l’investimento per cinque anni, mi preme sottolineare che l’investimento in Pir non ha assolutamente alcun rovescio della medaglia: perché se è vero che bisogna attendere cinque anni per riavere il capitale, e gli eventuali ritorni, questi fondi garantiscono la liquidabilità giornaliera e quindi in ogni istante gli investitori possono riavere i loro soldi. Inoltre, non va dimenticato che chi decide di uscire dal fondo prima della scadenza quinquennale non è tenuto a pagare alcuna penale. Dovrebbe solo corrispondere, come d’altronde avviene per ogni fondo comune d’investimento sottoscritto, il 26% del capital gain, qualora il Pir abbia generato rendimento. Siamo così convinti della bontà di questi nuovi strumenti che nel solo 2017 contiamo di registrare dal fronte Pir circa 2 miliardi di euro di raccolta netta.

Prima ha sottolineato che si tratta di strumenti molto interessanti per il nostro paese. Cosa intende nel dettaglio?

Considerando che i Pir stanno ottenendo un successo clamoroso e che almeno il 70% dei fondi raccolti deve essere investito in strumenti finanziari emessi o stipulati da imprese residenti sul territorio italiano o stabilmente radicate sul nostro territorio e il 30% di questa percentuale (il 21% quindi) è destinato alle piccole e medie imprese, nei prossimi mesi assisteremo a un grande spostamento di liquidità verso le aziende più vitali del Belpaese, che spesso evidenziano valori depressi e sono caratterizzate da pochi scambi e limitata liquidità. Va da sé che molti imprenditori che fino a qualche mese fa erano scettici a entrare in borsa, in considerazione “dell’effetto Pir” potrebbero riconsiderare il progetto ed entrare a Piazza Affari. Grazie ai Pir si sta andando, infatti, verso un mercato più grande, più liquido e, in sintesi, maggiormente efficiente. Senza contare, inoltre, che tutti questi elementi sono destinati a creare un circolo virtuoso per tutta l’economia italiana: grazie alle maggiori disponibilità finanziarie, le aziende avrebbero finalmente la possibilità di acquistare nuovi macchinari (favorendo anche questo settore), aumentando al tempo stesso la produzione, il fatturato, gli utili, il numero degli addetti e, dunque, l’imponibile da versare allo stato.

E’ emerso che gran parte dei fondi raccolti dai Pir sono stati investiti nel settore bancario. Come spiega questo fenomeno?

Da sempre all’interno del Ftse Mib, il comparto bancario si ritaglia una quota importante e per chi deve investire nel listino almeno il 70% del patrimonio del fondo, la scelta diventa quasi obbligata, a maggior ragione da quando alcuni istituti di credito mostrano quotazioni particolarmente attraenti.

 

 

 

 

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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